Le 5 pizze preferite da Salento Food Porn

Le 5 pizze preferite da Salento Food Porn

 

 

Olio, pomodoro, fiordilatte, burrata o bufala e una foglia di basilico. Vi siete mai chiesti dove mangiare la miglior pizza in Salento? Oggi la risposta ve la diamo noi con la nostra classifica!
Da nord a sud della Provincia di Lecce ecco la classifica delle 5 pizze preferite da Salento Food Porn!

Al quinto posto troviamo Origini a Tuglie. Un locale a conduzione familiare nel quale si respira un’attenzione al dettaglio e una minuziosa ricerca di materie prime che si possono trovare solo in una vera famiglia.
L’impasto della pizza è buono e leggero, curato con una miscela di farine non raffinate, che gli fa vincere il nostro quinto posto. Un plus? I prezzi sono davvero accessibili!

 

 

Al quarto posto troviamo Ragno a Sannicola, una pizzeria storica nel bel mezzo del caratteristico paesino a pochissimi km da Gallipoli. La pizzeria Ragno offre un menù davvero ricco e una varietà di gusti tra cui scegliere. I prezzi sono un po’ più alti ma ne vale davvero la pena. Tips: conviene prenotare!

 

 

Saliamo ora sul podio delle pizzerie più buone secondo Salento Food Porn.
Al terzo posto c’è Vicè a Lecce, una pizzeria piccola, accogliente e dal sapore napoletano. Se amate la pizza “a canotto” (quella con il cornicione N.d.R.) Vicè è il posto che fa per voi! L’impasto è sorprendentemente leggero, tanto che avrete voglia di mangiarne più di una! Tips: anche qui vi conviene prenotare.

 

 

Al secondo posto un’altra pizzeria leccese che fonde l’innovazione della nostra cucina con la tradizione napoletana. Si tratta di 400 gradi che, nella sua nuovissima veste post rinnovo locale, offre una pizza davvero deliziosa. Tanti gusti, dai classici a quelli più particolari, e un’ampia scelta soddisfa ogni tipo di palato. Mettevi in fila perché non accettano prenotazioni.

 Sul gradino più alto del podio sale la pizzeria Tipo0 a Lido Conchiglie (Gallipoli). Il locale è piccolo, aperto da circa un anno e solo nel periodo estivo, ma non lasciatevi ingannare! A vincere è la cura maniacale e la scelta degli ingredienti. Il pizzachef Samuel non smette mai di stupire ed innovare e la sua pizza “neapolitan style originale” raggiunge la vetta della nostra classifica! Anche qui dovrete mettervi in fila perché non accettano le prenotazioni ma presto, a quanto pare, ci sarà una novità importante. E’ prevista una seconda apertura, questa volta non stagionale.

 

 

Corso di pasta fresca. Le mani in pasta con Salento Food Porn

Corso di pasta fresca. Le mani in pasta con Salento Food Porn

 

 

I corsi di pasta fresca sono sempre interessanti e divertenti. Sono l’evento preferito di grandi e piccini e sono anche una delle attività di maggior successo della grande famiglia di Cookpad. 

Siamo perciò contentissimi di annunciare il prossimo appuntamento, che si svolgerà sabato 6 luglio 2019 alle ore 17.30 a Neviano (LE) presso l’agriturismo Il Villaggetto.

Insieme a Flavia Giordano del team di Cookpad e a Stefania DiVittorio (Salentina e pastaia DOC), impareremo 3 differenti formati di pasta a base di semola di grano duro, seguiti da una piccola degustazione.

Il corso è inoltre un’occasione per respirare l’atmosfera di campagna dell’agriturismo Il Villaggetto, in un’area rurale tra piccole alture collinari, distese di ulivi e vegetazione spontanea della macchia mediterranea: le Serre Salentine.

Il luogo ideale per chi sente il bisogno di allentare i ritmi dello stress lavorativo e concedersi una pausa a stretto contatto con la natura.

Come partecipare al corso di pasta fresca di sabato 6 luglio, in compagnia di Cookpad e Salento Food Porn?

Il corso è gratuito e per essere scelti tra i partecipanti bisognerà candidare una ricetta di cucina tipica salentina nel contest dedicato “Mani in pasta con Salento Food Porn” attivo dal 14 al 28 giugno.

I primi 10 autori che pubblicheranno su cookpad.it una ricetta di cucina  salentina attraverso il contest  “Mani in pasta con Salento Food Porn”, dal 14 al 28 giugno parteciperanno alla cooking class.

Le loro ricette saranno raccolte in un fantastico e-book ricettario sulla cucina salentina a cura di Cookpad e Salento Food Porn.

E se non sei tra i primi 10 fortunati e vuoi comunque condividere la tua ricetta salentina, partecipa al contest, in palio una magic box Cookpad estratta tra tutti i partecipanti.

Scopri il regolamento completo qui:

https://cookpad.com/it/concorsi/1815-mani-in-pasta-con-salento-food-porn

Vi invitiamo a partecipare numerosi.

Pasta party ad Amsterdam. La nostra esperienza da “Pastai”.

Pasta party ad Amsterdam. La nostra esperienza da “Pastai”.

 

 

Oggi vi raccontiamo una nostra particolare esperienza culinaria vissuta ad Amsterdam.

Per la prima volta ci spostiamo, e non di poco, dai confini della nostra terra per raccontarvi qualcosa di molto vicino al Salento. Infatti, non vi parleremo di aringhe in salamoia, leverworst o formaggio edam. Non è questa una storia di Red light district o di coffee shops. Parleremo piuttosto di pasta. Sì di pasta. Pastasciutta, il simbolo dell’italianità in cucina. Forse la pietanza più amata, per un italiano, assieme alla pizza. Ad Amsterdam, come del resto in molte altre città del nostro mondo occidentale e ormai globale, si trova da mangiare un po’ di tutto. Economico o raffinato, street food, take away e food delivery. Vegetariano, vegano o carnivoro. Fast food spacca stomaco o etnico-chic.

 

 

Ma quando i giorni di permanenza fuori dalla tua terra natìa aumentano, proporzionalmente cresce anche la tua esigenza, fisica e mentale, di assaporare qualcosa di un po’ più sano o capace di trasportarti con la mente fino a casa. Ed ecco “Pastai” , un pasta bar di recente apertura gestito da 3 ragazzi italiani: Andrea (salentino e nostro amico sin dai tempi del liceo), Francesco (anche lui salentino) e Cristian (milanese). Il locale sorge in una vivace zona di Amsterdam, appena fuori dalle strade e dai canali più gettonati e si trova a 2 passi dal food court di Foodhallen (una vecchia stazione adibita ad area street food permanente).

L’ambiente di Pastai è caldo ed accogliente, ha un design ricercato ed è stato realizzato con materiali di pregio; molti degli arredi sono stati importati direttamente da botteghe di artigiani italiani. Tavoli in legno, decorazioni in ferro e cucina a vista ne fanno una moderna, ma non fredda bomboniera dall’autentico gusto italiano con uno stile giovane ed internazionale. Olio extravergine d’oliva pugliese, friselline e tarallini tipici salentini, verdurine selvatiche, burrate pugliesi freschissime, buona selezione di vini, vasta scelta di dolci e tanta pasta (sia fresca che secca). I primi piatti che, come detto, sono la specialità della casa e rappresentano il fulcro del menù, vengono proposti con rotazione stagionale e con alcune specialità del giorno. Dai classici regionali italiani alle varianti più sfiziose e sperimentali. Pappardelle fresche al sugo d’anatra, tagliatelle fresche con salsiccia e funghi, foglie di ulivo verdi agli spinaci con pomodoro fresco e cacio ricotta salentino, tagliatelle fatte in casa al nero di seppia con dadolata di tonno rosso, pomodorini e stracciatella, linguine alle vongole, spaghetti con le cozze, classiche orecchiette alla leccese, carbonara, amatriciana, pesto alla genovese e molto altro ancora.

 

 

Ogni giorno i ragazzi di Pastai, quando tirano sù la loro serranda si preoccupano di preparare la pasta fresca, di reperire le paste secche provenienti dai migliori pastifici italiani e di importare tutti quei prodotti autentici e di qualità che contraddistinguono il loro modo di operare nel colorato e multietnico panorama dell’offerta gastronomica di Amsterdam. Se vi troverete in questa frizzante e dinamica città e vorrete concedervi un vero piatto di pasta dal sapore italiano, Pastai fa al caso vostro. Goede eetlust (buon appetito).

A cena da Masseria Melcarne con l’Angus dei Fratelli Martella

A cena da Masseria Melcarne con l’Angus dei Fratelli Martella

 

 

Spinto dalla curiosità e dal desiderio di conoscere cosa si muove e cosa muove la mia terra, quali siano le proposte, giovani o meno giovani che animano la scena dell’enogastronomia salentina non solo in termini di ristorazione, eccomi a percorrere nuove strade alla ricerca di quelle realtà imprenditoriali che, più o meno conosciute, si distinguono per impegno ed eccellenza. Ma soprattutto per indiscutibile qualità della proposta. L’ incontro con Stefano Martella quindi, avviene sulla base di questo proposito. Stefano è il titolare insieme al fratello Daniele “Angus Fratelli Martella”. Allevamento non intensivo dell’antica razza di bovini Aberdeen Angus in purezza, una razza riconosciuta come una delle migliori al mondo per tenerezza e gusto e la cui diffusione in Italia è limitata a pochissimi allevamenti. L’azienda nasce nel cuore delle campagne di Surbo. Qui Daniele e Stefano, veterinario e agronomo, hanno potuto ricreare le condizioni ottimali per garantire ai bovini un habitat naturale. Il paesaggio si presta perfettamente. Punteggiato di ulivi secolari e ampi spazi vuoti. E in questo stesso paesaggio a pochi km di distanza, simboleggiata da una meravigliosa torre fortificata del XVI secolo esiste un’ azienda che i followers più attenti di Salento Food Porn ormai conoscono bene.

Masseria Melcarne è una realtà ben consolidata sul territorio. Sono infatti più di 20 anni che propone la sua idea di ristorazione basata sulla valorizzazione dei prodotti e delle eccellenze tipiche nostrane. Un tipo di ristorazione che seppur radicata nella tradizione salentina si allaccia sapientemente all’attualità con piatti originali e moderni. La grande varietà di ortaggi e verdure di cui la nostra terra è ricca trova la sua espressione più gustosa nelle ricette che ogni giorno vengono messe a punto e perfezionate nelle sue cucine. Sarà questo il motivo per cui continua a piacere così tanto, a non stancare mai, questo suo saper stare ancorati alla tradizione ma con un passo fermo nel presente, l’abilità di coniugare l’utilizzo di prodotti semplici alla ricerca continua. Ed è per questo che ci è sembrato il luogo ideale per realizzare un evento interamente dedicato all’aberdeen Angus, una serata in cui il prelibato bovino fosse protagonista assoluto di un percorso di degustazione studiato ad hoc dagli chef di Masseria Melcarne. Dall’antipasto a base di polpette e minestre di cicorielle e fave con pezzetti. Dalla cazzateddha con mini hamburger con funghi cardoncelli e vellutata di carciofi alla tartare di girello agli agrumi e pepe rosa con melagrana e julienne di verza. Per primo poi un tortello al brasato di Angus con Primitivo, bocconcini di bollito alle tre salse e a seguire la tagliata di costata su pietra ollare con olio evo aromatizzato ed in abbinamento ad una selezione di sali. Tutti tagli di carni selezionati accuratamente e scelti appositamente per le preparazioni studiate per la serata. Una serata che ha avuto il merito di farci conoscere una razza bovina ancora poco conosciuta e diffusa in Italia e di apprezzare l’ambiente caldo e accogliente di Masseria Melcarne. Io ci vedo uno stimolo, uno slancio a mettersi insieme, fare rete, unirsi e collaborare con l’obiettivo comune di valorizzare le attività, le imprese, le idee esistenti sul nostro territorio. Creando eventi ed iniziative che coinvolgano persone e sentimenti.

Antica Macelleria Fai a Nardò (LE). Non la solita braceria

Antica Macelleria Fai a Nardò (LE). Non la solita braceria. 

La cornice di piazza Salandra nell’antico borgo di Nardò, l’atmosfera suggestiva e sognante di un angolo incantato. Addobbi, piccole luci, piante e fiori. L’ingresso di Antica Macelleria Fai si trova alla fine di un breve vicolo deliziosamente allestito e apparecchiato, da assaporare e contemplare. La coerente anticipazione all’esperienza che vivremo all’interno. È solo per semplificare che le attribuiamo la definizione di braceria. Nella sostanza Antica Macelleria Fai si discosta non poco dall’idea tipica e affermata di ciò che si intende, nell’accezione nostrana, per braceria. Pur mantenendone i tratti effettivi. Altissima qualità, nonché varietà delle carni selezionate e proposte, garantita dall’esperienza decennale di Massimo Fai, macellaio di quarta generazione, e un grande camino con brace sempre ardente che regala al contesto un’atmosfera calda e accogliente, perfetta per le serate invernali. Per il resto questo piccolo locale dalle volte a stella è un vero gioiello di gusto e originalità, dall’arredamento alla mise en place, dalle lavagnette appese alle pareti che riportano frasi e citazioni alla scelta innovativa e sperimentale delle pietanze servite. A orchestrare, dirigere e armonizzare tutto questo Francesca Quaranta, moglie di Massimo Fai e perfetta padrona di casa. La sua accoglienza discreta e cordiale ci accompagna, attraverso i piatti proposti, nello spazio creativo della sua smisurata passione e del suo estro culinario. Con naturalezza si discosta dal campo delle ovvietà e della ripetitività che intrappolano gran parte delle proposte della ristorazione nostrana e sorprende con antipasti mai banali e abbinamenti audaci, perfetta sintesi di semplicità e ricercatezza.

Come il suo pasticciotto salato ripieno di melanzane e scamorza, o il panzarotto (crocchettone) di patate farcito con cipolla rossa caramellata o prosciutto crudo e formaggio, o ancora la sua personale interpretazione di ciò che rievoca l’idea di un cannolo siciliano tradotto in un pacchero fritto farcito con muosse di mortadella con morbida crema al pistacchio.

 

E poi la carne, regina delle griglie incandescenti che sfrigolano al fuoco del grande camino posto al centro della sala a ricordarci che ci troviamo in una braceria. Ma ancora una volta, anche in questo caso, non una qualunque braceria. Insomma, non solo salsiccia e bombette. Tagli selezionati di tenera carne di angus, vacca galiciana, scottona e tanto altro accompagnati da una vera sorpresa, una squisitezza imperdibile di Antica Macelleria Fai, la patata farcita con prosciutto crudo, formaggi cremosi e prezzemolo, cotta nel forno intera con la sua buccia, una novità che spazzerà via per sempre ogni altra idea di contorno avessimo in mente e non sapremo più che farne di insalate verdi, verdurine grigliate e patate al forno. Ma le sorprese, soprattutto per i più golosi, non sono finite e ci accompagnano amorevolmente nella direzione del dessert. Una gamma di dolci e torte  preparati direttamente da Francesca chiudono il cerchio di una serata perfetta.

Il Natale in Salento. A casa mia.

Il Natale in Salento. A casa mia.

 

 

L’euforia generale ci invade e ci inebria, c’è un’aria di festa gaia e odorosa di pietanze pronte e di altre da completare, sfornare, impiattare. Le stanze sono piene. Di persone, di pacchi, di profumi deliziosi. Sembrano tutti indaffarati, tutti intenti a fare qualcosa, frenetici, eccitati. Ma semplicemente i corpi di tutti noi si muovono, si spostano su e giù, da una stanza all’altra, in trepidante attesa. Le candeline sono accese, la tovaglia rossa intonata alla festa. Il centrotavola perfettamente al centro. La tavola è piena zeppa. Piena zeppa. I piatti di antipasti in doppia fila, tripla fila, si sovrappongono; tanti, molti, decisamente troppi. La cucina è in fermento da ore, i fornelli chiedono pietà, così come i forni (perché un solo forno non basta) e nel caso non fosse sufficiente anche la cucina collocata all’esterno per le fritture, sul terrazzo. Oggi è Natale e ci saremo tutti, solo gli intimi però, il cerchio ristretto della famiglia: 22 persone. Il pranzo di Natale. Ci sono zii, zie, nipoti, cugini, cugine, sorelle, fratelli, cognati, nonni. Ci sono tutti. Solo gli intimi. E in mezzo al tumulto chiassoso e festante generato dalla presenza di 22 persone affamate, in cucina ci sono due donne. Calme, serafiche, dall’aria rilassata. Le uniche due persone che sappiano esattamente cosa stiano facendo e dove stiano andando. I loro movimenti sono un esempio perfetto di celeste armonia con l’universo. Incrollabili, solide come montagne…due donne. Madre e figlia. Per me nonna e mamma. Tutto funziona da sempre a meraviglia, come in un ingranaggio perfetto. Ogni cosa all’interno delle stanze è al suo posto, ogni pietanza ha un tempo stabilito di apparizione sulla tavola, ogni minuto che scorre è un minuto calcolato in relazione alle 250 preparazioni che costituiranno questo magnificente pranzo di Natale. Al termine del quale non avremo più fiato per parlare o respirare, non vorremo nemmeno immaginare di accostarci nuovamente ad una tavola imbandita, non saremo più in grado di camminare in posizione eretta, ma forse solo di gattonare, o rotolare, o strisciare. Ma mentre sei ancora lì a pochi minuti da questa inesorabile condizione, intento a destreggiarti nell’inutile tentativo di scegliere quale dolce mangiare (inutile perché poi li mangerai tutti tra panettoni, panettoni farciti, pandori di ogni marca e misura, purciaddhuzzi, carteddate, cupeta, scajozzi, torroni e torroncini, mandorle e nocciole ricoperte di cioccolata, dolcetti di pasta di mandorla ecc.) lì che tenti di ripassare a mente il piacere del pasto appena consumato, mentre in bocca assapori ancora il gusto perfetto del tuo ultimo boccone del secondo dei secondi, cercando di tirare il fiato prima del colpo di grazia sferrato dai sacri dolci fritti di Natale, mentre con le mani sotto il tavolo già sbottoni i pantaloni, LEI, la nonna, la mater familias, lei che tiene insieme e orchestra e dirige ogni cosa, anche il tuo senso di sazietà, punta il suo sguardo autorevole e dolcissimo sul resto della sua famiglia, che ancora stordita dalla maratona appena conclusa, sa perfettamente che non sfuggirà all’inesorabile puntualità della domanda. La domanda è lì, sulle sue labbra, sempre, da sempre e per sempre, pronta per essere formulata, sempre uguale, sempre quella: che mangiamo a Santo Stefano? E a capodanno? E a Pasqua? È sempre il momento di sapere che cosa si mangerà e quando. Perché chi ti ama si preoccupa di cosa mangerai. È tutto lì, il segreto della felicità. Una gioia semplice e necessaria. È in quella domanda che si cela la garanzia della continuità del rito. Un rito sacro e irrinunciabile che fa bene alla mente e aggrega persone, famiglie, amici.

 

 

Ristorante Alex a Lecce. La cucina salentina, ma moderna.

Ristorante Alex a Lecce. La cucina salentina, ma moderna.

 

 

Il panorama della ristorazione leccese negli ultimi tempi sembra godere di nuova linfa, nuove spinte creative, una ventata fresca di proposte insolite e innovazione. È all’interno di questo nuovo spazio in fermento che incontriamo l’idea eclettica e mai ovvia che della cucina ha Alessandra Civilla. Ed è proprio questo lo spazio in cui si esprime e si muove sicura, più di chiunque altro, la giovane chef salentina del ristorante Alex.

Premiato dal Gambero Rosso come miglior ristorante di Lecce nella Guida Ristoranti d’Italia 2018 per il terzo anno consecutivo, lo troviamo al numero 15 di via Vito Fazzi, a pochi passi dalla centralissima Piazza Sant’Oronzo, nella splendida cornice barocca del centro storico leccese.

Mentre in sala ci accoglie e ci coccola il padrone di casa, Alessandro Libertini, in cucina tra i fornelli, la Chef Civilla mette nei suoi piatti tutta la passione per questo mestiere.  Uno sguardo fresco ma attento alla tradizione ed un apporto innovativo, leggero e misurato si intrecciano nella cucina mai scontata della chef. Il risultato sono grandi piatti di straordinaria forza evocativa, in cui ritroviamo gli elementi semplici di una cucina matura e consapevole dei propri mezzi, assolutamente immune alla smania di eccedere, pur raggiungendo vette di gusto e creatività decisamente fuori dall’ordinario.

 

 

 

Come ad esempio i suoi risotti, fiore all’occhiello del ristorante Alex. Un classico, l’acquerello della chef: riso acquerello sfumato con the nero con vongole, completato con tartare di gamberi e scampi di Gallipoli, pomodoro e prezzemolo disidratati, gocce di salsa di soia ristretta ai frutti di bosco e affumicato con legno di faggio.

 

 

Poi una nuova creazione di casa Alex: riso acquerello con tre fumetti, pesci di scoglio, salsa ai frutti di mare e polvere di verdure arrostite alla brace. Caldo, rotondo ed avvolgente.

Ispirato dall’ossessione per la qualità della materia prima che fa da fil rouge all’interno del concetto di cucina che ritroviamo sulle tavole del ristorante Alex, apre le danze di un pasto indimenticabile il Gran crudo di mare, alias “Il mio crudo secondo Alessandra”. Una distesa di gamberi rossi e scampi di Gallipoli, sashimi (tonno, orata, ricciola e salmone), tartare (tonno, salmone, scampi e gamberi) e tagliatella di seppia. Un tuffo nei sapori intensi del mare, dal mediterraneo all’oceano indiano. Ed è in questo che ritroviamo l’unicità e la straordinarietà della ristorazione secondo Alex, nell’esperienza che piatto dopo piatto guida i nostri sensi su terreni familiari ed esaltanti al tempo stesso. Un’esperienza che è in grado di solleticare la memoria, creare immagini, far rivivere ricordi, farci viaggiare pur rimanendo lì, incollato ad una sedia tra i tavoli elegantemente apparecchiati di una sala intima e accogliente di una città del sud Italia.

 

 

 

La Pasta Fresca in Salento

La Pasta Fresca in Salento

 

Tutti di diritti riservati a @_imnotsayingimbatmanbut_ e Salento Food Porn

Siamo stati tutti bambini e non credo di esagerare affermando che tutti, o perlomeno la maggior parte di noi, in una certa fase della nostra crescita ci siamo sentiti attratti da quel composto malleabile ed elastico, simile a plastilina, che nasce dall’incontro di acqua e farina. Niente di più semplice, niente di più genuino e antico. Impastare, amalgamare, creare. Due singoli elementi, tra le mani abili di mamme e nonne amorevoli, danno vita ad una molteplicità di forme che compongono un bagaglio culturale variegato e ricco di storia. L’Italia intera, da nord a sud, conserva e tramanda una straordinaria varietà di impasti e paste fresche, espressioni regionali di un’arte antica ben custodita. E il Salento non fa certo eccezione. Un piccolo patrimonio che si conosce a memoria, dotato di un vocabolario proprio: minchiarieddhi, orecchiette, sagne torte, cavatelli, maltagliati, tria, sagne ecc. Ricette antiche attraverso le quali si esprime la composita identità territoriale di una terra e il saldo legame con le sue tradizioni. La tavola della domenica (preferibilmente, ma non solo) con la sacralità del pranzo in famiglia è per eccellenza il posto in cui la tradizione si perpetua e si consuma, settimana dopo settimana. Niente parlando di cibo fa più domenica di un abbondante piatto di sagne ‘ncannulate al sugo di pomodoro con cacioricotta o di minchiarieddhi de orgiu (tipici maccheroncini preparati con la farina di orzo). Una tradizione che si rinnova continuamente attraverso le molte sperimentazioni possibili. Le forme restano le stesse ma la scelta di farine e combinazioni di esse danno vita a impasti sempre nuovi in grado di soddisfare tutti i gusti.

Noi partiamo dalla base e vi elenchiamo alcune semplici ricette per preparare i maccheronicini, le orecchiette e la tria:

Maccheroncini (o maccarruni o minchiarieddhi o pizzarieddhi o pasta fatta a ccasa). Abbinamento consigliato: sugo di pomodoro e basilico o sugo di pomodoro con pezzi di pancetta e/o costine di maiale. Ingredienti: 500 gr. di farina di grano, acqua e sale q.b.  Procedimento: mettere la farina su una spianatoia a fontana, aggiungere quanta acqua occorre e un pizzico di sale; lavorare fino a quando si otterrà una pasta leggera e morbida. Fare poi dei bastoncini lunghi circa 5 cm che verranno cavati con l’aiuto di un ferro sottile per dar loro la forma dei tipici maccheroni.

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Orecchiette (o ricchie o ricchiteddhe o stacchiodde o strascineit). Abbinamento consigliato: sugo di pomodoro con polpette di carne o alle cime di rapa. Ingredienti: 500 gr. di farina di grano, acqua e sale q.b.  Procedimento: mettere la farina su una spianatoia a fontana, aggiungere quanta acqua occorre e un pizzico di sale; lavorare fino a quando si otterrà una pasta leggera e morbida. “Schianare” cioè lavorare questo impasto molto energicamente ed a lungo (5/10 minuti) per renderlo elastico. Fare un maccherone del diametro di un dito e tagliarlo in pezzetti di circa 2 cm. Ognuno di questi pezzetti va scavato con la punta di un coltello liscia ed arrotondata. A metà procedimento rigirare su un dito la parte interna affinché la parte ruvida resti all’esterno. Lasciarle riposare ed asciugare per qualche ora prima di cuocerle su di un vassoio ricoperto da un panno. Quando i maccheroncini incontrano le orecchiette il nuovo formato misto prende il nome di “Maritati”.

Tria. Abbinamento consigliato, ovviamente, con i ceci per la famosissima “ciciri e tria”. Ingredienti: 500 gr. di farina di grano, acqua e sale q.b.  Procedimento: mettere la farina su una spianatoia a fontana, aggiungere quanta acqua occorre e un pizzico di sale; lavorare fino a quando si otterrà una pasta leggera e morbida. “Schianare” cioè lavorare questo impasto molto energicamente ed a lungo per renderlo elastico. Fare una sfoglia sottile ed infine arrotolarla con delicatezza per evitare di schiacciarla. Tagliarla in strisce di circa 1/1,5 cm e metterla ad asciugare su di un vassoio infarinato per almeno un paio d’ore.

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La festa di San Martino per noi salentini

 

La festa di San Martino per noi salentini

 

Tutti i diritti riservati a @curanna___86 e Salento Food Porn
San Martino è il Santo che in una gelida notte del 335, quando era ancora un soldato dell’esercito dell’impero romano,  tagliò in due il suo mantello per cederne una parte a un mendicante sofferente e seminudo. La notte successiva Martino ebbe in sogno la visione di Gesù vestito con la metà del suo mantello militare. L’episodio del sogno ebbe come effetto la sua conversione al Cristianesimo e venne fissato dalla Chiesa l’11 novembre (giorno di celebrazione dei suoi funerali nell’odierno comune francese di Tours) come giorno di celebrazione del santo. Lo spirito che ancora oggi si tende a rievocare, nei festeggiamenti che caratterizzano il giorno dell’11 novembre è quello stesso spirito di solidarietà e altruismo racchiusi nel gesto del mantello di San Martino.
Per i salentini si tratta di una festa molto sentita da trascorrere in compagnia di parenti ed amici, intorno ad una tavola imbandita, gustando i sapori dell’autunno e condividendo una cena a base di carne arrostita, castagne e tanto, tanto “mieru” novello.

Ma veniamo ora al menù della serata tanto amato dai noi salentini.

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Se si sceglie di restare in casa le portate sono spesso a base di carne arrostita alla brace (salsiccia e turcinieddhi in primis), verdure di stagione (rape, finocchi e cicorie), mandarini, caldarroste e vino rosso, meglio se novello.

Se invece si opta per una trattoria tipica salentina la cena sarà decisamente più impegnativa. Si parte, infatti, con antipasti a centro tavola a base di fritti misti (panzarotti di patate, polpette di carne, pittule miste), rape nfucate o paparine con olive e peperoncino, salsicce, involtini ed altri tipi di carne da preparare alla brace; immancabili poi finocchi e cicorie crude a centro tavola con mandarini, castagne e dessert. Il tutto ben irrorato dal protagonista della serata: lu mieru, termine dialettale utilizzato per indicare il vino.

Pertanto, non ci resta che augurarvi di trascorrere il vostro San Martino nel migliori dei modi, brindando all’arrivo del vino novello e dell’autunno.

Singolar Tenzone, il Salento incontra l’India

Singolar Tenzone, il Salento incontra l’India

 

Tutti i diritti riservati ad Acaya Golf Resort & SPA e Salento Food Porn

Mercoledì 7 novembre alle ore 15.30 si accenderanno i riflettori sulla prima edizione dell’evento “Singolar Tenzone, il Salento incontra l’India”, una gara culinaria che vede coinvolte 6 strutture alberghiere di Lecce e provincia.

Ideato e organizzato dal team di Acaya Golf Resort & SPA, l’evento si svolgerà in una location suggestiva: Masseria San Pietro ad Acaya. Si tratterà di una competizione culinaria tra chef de partie che saranno chiamati a preparare un  piatto tipico della tradizione salentina integrandolo con elementi della cucina indiana.

Le strutture alberghiere e gli chef de partie in gara sono:

Per Acaya Golf Resort, Giuseppe Trivisano
Per Hilton Garden Inn Lecce, Alessio Scatigna
Per Torre del Parco 1419 Dimora storica, Andrea Rucco
Per Hotel President, Derraf Rachida
Per Risorgimento Resort, Giuseppe Baldari
Per Malcandrino Cibo ed Eventi, Roberto Curlante

I piatti saranno giudicati da una giuria di executive chef, ognuno proveniente dalla struttura alberghiera coinvolta nella gara e da una giuria di giornalisti enogastronomici e food blogger locali:

Gabrielle Castiello (Chef Acaya Golf Resort); Giorgio De Luca (Chef Hotel Garden Inn); Gianluca Spagnolo (Chef Torre Del Parco); Luca Sabetta (Malcandrino); Cosimo Simmini (Chef Hotel President); Vincenzo Lippolis (Sommelier Risorgimento Resort); Isabel Tramacere, giornalista di Telerama; Francesca Sozzo, redattrice di Nuovo Quotidiano di Puglia e dal nostro Antonluca Iasi fondatore di Salento Food Porn.

Entrambe le giurie assegneranno i punteggi secondo vari parametri come aderenza al tema, bontà del piatto, rapporto qualità/prezzo, valore estetico/artistico, abbinamento del vino ed eleggeranno il miglior connubio culinario delle due culture.

Alla fine della gara sarà decretato il vincitore che si aggiudicherà il premio della prima edizione del Singolar Tenzone.

Sarà per noi di Salento Food Porn un grande onore fare parte di questa meravigliosa giuria all’interno di una manifestazione culinaria quale “Singolar Tenzone, il Salento incontra l’India”. Un’idea particolare che vedrà l’incontro di culture molto differenti ed apparentemente distanti. Infatti, i piatti, che saranno quelli tipici della tradizione salentina verranno integrati ed arricchiti da elementi ed alimenti propri della cucina indiana.

Non vediamo l’ora di assaggiare le prelibatezze che gli Chef in gara hanno in serbo per noi. Siamo incuriositi ed ovviamente affamati al solo pensiero. Appuntamento a mercoledì 07.11.2018 presso la favolosa Masseria San Pietro all’interno dell’Acaya Golf Club.