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IL RUSTICO LECCESE

Il Rustico Leccese

 

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Sappiamo che mangiare è un’esigenza quotidiana senza dubbio piacevole, che è però spesso regolata dall’abitudine antica e sacrosanta che scandisce 2 momenti precisi e cruciali delle nostre giornate. In particolare in questa parte d’Italia che tenta di mantenere vivo, e credo ci riesca piuttosto degnamente, il rito giornaliero del “sedersi a tavola”. Con calma, con i giusti tempi, sia a pranzo che a cena. Mangiare. Ma sappiamo anche bene che mangiare può anche significare stuzzicare, pizzuliciare (almeno a Lecce e provincia, vedi dizionario salentino-italiano), fare uno spuntino, prendere un aperitivo, fare merenda. A metà mattinata, tarda mattinata, pomeriggio, notte fonda. Sempre e comunque mangiare. Ed è questo l’avverbio che racconta il momento migliore per gustare un fragrante, caldo (ma non troppo, altrimenti si rischia di ustionarsi palato e lingua) rustico leccese, in ogni possibile declinazione del mangiare. Precisamente sempre. Qualunque sia la voglia, il momento o l’orario, la stagione dell’anno, la dimensione della nostra fame, un rustico sarà sempre in grado di soddisfare tutto questo. Per chi non lo conoscesse, il rustico è indiscutibilmente il sovrano della rosticceria leccese, il protagonista assoluto della cucina salentina “da passeggio”, o per dirla in gergo moderno dello “street food” nostrano. Due dischi di pasta sfoglia che racchiudono un ripieno di pomodoro, besciamella, mozzarella filante e pepe nero; una spennellata di uovo sbattuto in superficie e dritto in forno. Dall’aspetto semplice e leggero in realtà è molto sostanzioso. Da gustare in solitudine o da condividere e dividere, al bar, in rosticceria, al forno e in qualunque altro luogo si voglia. Noi salentini lo facciamo da circa 400 anni.